Nulla è peggiore del nulla.

Oggi più che mai, mi sento di pubblicare questo spezzone da “Lettera a un bambino mai nato” scritto da Oriana Fallaci. Ho sempre adorato Oriana ma questo libro mi piace particolarmente affrontano tematiche sempre più attuali. Sempre più esterefatto da come oggi va il mondo e da come certe cose vengano fatte con superficialità e leggerezza.

Stanotte ha saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: si, c’eri. Esistevi. E’ stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo.

Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. E’ paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per agganciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato. Mi sono sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perchè mi ci hai messo, perchè?”

Questo pezzo è fantastico. Bellissimo. Si può condividere o meno l’idea della Fallaci al riguardo ma indubbiamente è stata la miglior giornalista e scrittrice dell’ultimo secolo. Per me.

Ma siamo arrivati, ecco la magnolia. Cogli un fiore. Io non ci sono mai riuscita, tu ci riuscirai. Alzati sulla punta dei piedi, allunga un braccio. Così. Dove sei? Eri qui, mi sorreggevi, eri grande, eri un uomo. E ora non ci sei più. C’è solo un bicchiere di alcool dentro cui galleggià qualcosa che non volle diventare un uomo, una donna, che non aiutai a diventare un uomo, una donna. Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto?
Ma perché la vita esiste, bambino ! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda, s’accende una luce.Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila baqmbini, e mamma di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.

Non è il passaggio migliore ma è il finale. Veramente commovente e vero.

Mattia

~ di mathias8 su marzo 27, 2011.

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